Roma ad orecchio

Mi sono resa conto negli ultimi tempi che, quando leggo in italiano, c’è un aspetto che ha iniziato ad affascinarmi sempre di più: l’orecchio dell’autore.

Image credits: *RICCIO on Flickr

Non questo genere di orecchio, ovviamente. Parlo della capacità di riprodurre in modo naturale le parlate, i dialoghi, gli accenti, quei modi di dire e quelle costruzioni che fanno di ognuno di noi un parlante vero e diverso dagli altri.

Mi si dirà: ma sei una traduttrice, queste cose dovresti notarle per definizione da sempre (e per di più saperle ricreare). Rispondo: purtroppo gli esempi di buon orecchio sono davvero scarsi (e comunque non ho mai tradotto un romanzo).

Prendiamo ad esempio Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio di Amara Lakhous. Un romanzo in cui quelle diversità linguistiche, quegli idioletti, vorrebbero essere essi stessi protagonisti, strumenti primari nel dipingere quell’arazzo multilingue e multiculturale che è la Roma di oggi (e chiedo scusa se mi lascio trasportare un po’ dalle metafore). Eppure non ce la fa. È piacevole, sì, e le caratterizzazioni linguistiche sono curate, eppure quelle lingue non sono vive, non sono del tutto vere. E posso anche perdonare l’autore, che non è madrelingua ma vuol scrivere in italiano: il romanzo scivola benissimo lo stesso, l’italiano è perfetto, è solo al mio orecchio che la caratterizzazione non è sufficiente.

E poi arriva invece un autore come Giancarlo De Cataldo con il suo Romanzo criminale.

Ed è subito tutta un’altra storia, perché De Cataldo, per la sua Roma (che è una Roma d’altri tempi, che è una Roma composta diversamente, eppure che è sempre un arazzo di lingue e accenti che si mescolano e si scambiano) ha un orecchio perfetto. Al punto che io, non romana, avevo bisogno ogni tanto di un esperto locale per decifrare i significati nascosti dei dialoghi.

In una parola: bellissimo.

(Per la cronaca: c’è un punto debole, e sono gli inserti di lingua scritta, verbali, articoli di giornale, sentenze. Lì non si va più ad orecchio e lì era la debolezza del libro.)

Sapete consigliarmi altri libri scritti con un buon orecchio? Sono tutt’orecchi!

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