Leggi, libri e lamentazioni

È passata la legge Levi, quella che stabilisce un tetto massimo agli sconti sui libri. Addio volumi al 40% del prezzo di copertina. E il popolo di internet si ribella, le biblioteche piangono miseria, fioccano le petizioni online.

Photo credits: Siddy Lam on Flickr

Io capisco. Con i miei 8 libri al mese di norma, leggere è un hobby costoso e dispiace anche a me non avere più sconti. Però credo che la legge sia cosa buona e giusta. Perché da semplici lettori l’unica cosa che vediamo è un aumentare dei costi, ma se provassimo ad affacciarci appena dietro le quinte dell’editoria e dell’industria libraria vedremmo cose agghiaccianti.

Librerie (catene, ovviamente) che vivono non tanto del prezzo di copertina quanto del balzello che i grandi editori sono disposti a pagare per avere i loro libri esposti in posizioni privilegiate e più visibili.

Premi letterari di cui si conosce l’esito mesi prima che la giuria si sia raccolta e premi di traduzione in cui la giuria non guarda neanche l’originale.

Editori che rinunciano a ogni libertà di decisione e accettano passivamente le liste di titoli e i tempi di produzione imposti dall’estero, accanto ad altri editori che alimentano gli aspiranti scrittori di vanità e speranze vuote.

E librerie che chiudono, una dopo l’altra. Ma solo io, del film “C’è post@ per te”, ricordo non tanto la (penosa) storia d’amore quanto la triste verità di una libreria tradizionale fagocitata e annullata da una mega-catena?

So che sto facendo un ragionamento un po’ contorto, ma alla fine quello che volevo dire è semplicemente che sì, sono d’accordo con questa nuova legge, anche se significherà spendere di più. (Resta il problema delle biblioteche, certo. Ma non si può risolvere diversamente? Non si può pensare che le biblioteche comprino i loro libri direttamente dall’editore a una tariffa speciale, scevra della percentuale che va ai distributori e ai librai, ad esempio?)

E per favore, non venitemi a fare discorsi semplicistici sul costo dei libri. Ne ho letti fin troppi in giro, a dire che i 15 euro di copertina non sono giustificati e chissà chi vanno ad arricchire. Chissà perché nessuno diventa davvero ricco lavorando nel mondo dell’editoria.

Photo credits: domesticat on Flickr

Continua a leggere (pensieri sull’editoria in generale):

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