A voce alta

Le domando:
– Ti leggevano delle storie a voce alta quando eri piccola? –
Lei mi risponde:
– Mai. Mio padre era spesso via per lavoro e mia madre era troppo occupata- .
Le domando:
– Allora da dove ti viene questa passione per la lettura ad alta voce?-
Mi risponde:
– Dalla scuola- .
Felice di sentire che qualcuno riconosce un merito alla scuola, esclamo, tutto contento:
– Ah! Lo vedi! –
Mi dice:
– Non mi sono spiegata. La scuola ci proibiva la lettura ad alta voce. Lettura silenziosa, questo era già il credo dell’epoca. Direttamente dall’occhio al cervello. Trascrizione immediata. Rapidità, efficacia. Con un test di comprensione ogni dieci righe. La religione dell’analisi e del commento, da subito! La maggior parte dei bambini aveva una strizza enorme, ed era solo l’inizio! Tutte le mie risposte erano giuste, se vuoi saperlo, ma tornata a casa rileggevo tutto ad alta voce- .
– Perché? –
– Per la meraviglia. Le parole pronunciate si mettevano a esistere al di fuori di me, vivevano veramente. E poi mi sembrava che fosse un atto d’amore, che fosse l’amore stesso.

(Daniel Pennac, Come un romanzo, trad. it di Yasmina Melaouah)

Pennac che deplora la scomparsa della lettura a voce alta: è stato questo l’inizio? O per dirla altrimenti: da dove viene tutta questa improvvisa passione per le letture a voce alta, questa ricerca di volontari per eventi a destra e a manca? L’ultimo, alla fiera del libro di Coimbra, “Leggere fino a che ti fa male la voce”. Iniziative in sé apprezzabili, ma mi viene da chiedermi perché siano dappertutto, così all’improvviso…

E ancora:

La ascolto, e mi sembra di sentire Dylan Thomas, ubriaco come la disperazione, che legge le sue poesie con quella voce da cattedrale…
La ascolto e mi sembra di vedere il vecchio Dickens, ossuto e pallido, prossimo alla morte, entrare in scena… il suo vasto pubblico di illetterati improvvisamente immobile, silenzioso, al punto che si sente il libro aprirsi… Oliver Twist… la morte di Nancy… ci leggerà la morte di Nancy!…
[…]
E Dostoevskij, che non si limitava a leggere a voce alta, ma che scriveva a voce alta… Dostoevskij, senza fiato, dopo aver urlato la sua requisitoria contro Raskolnikov (o Dmitrij Karamazov, non ricordo più)… Dostoevskij che domanda ad Anna Grigorievna, la moglie stenografa: – Allora? Secondo te, il verdetto? Eh? Eh?-
ANNA: – Condannato!
E lo stesso Dostoevskij, dopo averle dettato l’arringa della difesa…: – Allora? Allora?-
ANNA: – Assolto!

(ibid.)

Advertisements

Ditelo con parole vostre/Let your words be heard

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s